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Nome Abitanti: Monterodunesi
Sindaco Attuale: Custode Russo
Numero Abitanti: 2350 abitanti(01/07/2011 -
Densità: 61,99 abitanti/km²
Altezza s.l.m.: 447
Latitudine: 41° 31' 27''
Longitudine: 14° 10' 36''
Superficie: 37,02 Kmq.
Codice Catastale: F601
Codice Istat: 094030
Prefisso: 0865
Cap: 86075
Nazione: Italia
Regione: Molise
Provincia: Isernia (IS)
Zona: Italia Meridionale
Patrono: S. Michele Arcangelo 29 settembre
Pericolosità sismica: zona 1 (alta): PGA ³ 0,25g
Class.Climatica: zona D, 1903 GG
Origini di Monteroduni
Le origini di Monteroduni sono antichissime e certamente preromane. La scoperta nel 1881 di tombe neolitiche nella contrada 'Soccie' fortifica tale ipotesi.
Anche il fatto che il primo nucleo abitato potesse chiamarsi ROTAE non è certo. Il primo insediamento abitativo conosciuto era sito nella contrada oggi chiamata 'Paradiso' ed alcuni lo hanno fatto coincidere con il Rotae riportato nella TABULA PEUTIGERIANA (Antica carta scoperta nel 1503 che riporta itinerari della Roma imperiale, così chiamata dal nome del proprietario Corrado Peutinger).
Il nome attuale di Monteroduni secondo alcuni deriverebbe quindi da rotae mentre da altri venne fatto risalire all'antico nome del Volturno: OLOTRONUS che ne attraversa il territorio. La parola Roduni deriverebbe quindi da Olotrone.
Con ogni probabilità il territorio di Monteroduni fu interessato dalle guerre tra Romani e Sanniti sia perché molte battaglie si svolsero in territorio pentro sia perché la posizione strategica, vicinissima al Matese, e la piana nella quale era situata necessariamente ne faceva un punto di passaggio per gli eserciti.
La sconfitta dei Sanniti portò all'insediamento nel territorio di Isernia e in quello circostante di colonie latine. Ma queste terre non rimasero estranee nemmeno al passaggio degli eserciti di Annibale nei loro trasferimenti tra la Puglia il Sannio e il Lazio.
Sotto l'impero romano e precisamente sotto Augusto la parte di territorio a sud del Volturno fu iscritta nella tribù Teretina mentre la parte a Nord, e quindi Rotae, alla tribù Tromentina. Il nuovo assetto territoriale portò migliorie anche nella viabilità con la costruzione della strada che collegava Venafro a Rotae, Aesernia e Boiano. Il ritrovamento di un cippo militare testimonia l'esistenza di questa arteria.
Diversi ritrovamenti di frammenti di lapidi fanno pensare che in quella zona sorgesse anche un tempio dedicato alla Dea Tempesta il cui culto può essere collegato a quello per il Dio Volturno Al quale ci si rivolgeva per evitare le devastanti inondazioni che trascinavano campi e facevano roteare selve.
Nel 456 Campo Sacco fu preda dei vandali che marciavano verso Isernia. Sotto la dominazione Longobarda dovette cominciare lo svuotamento di Campo Sacco e la creazione di un nuovo insediamento a monte dove ora sorge l'attuale abitato di Monteroduni. I Longobardi conquistarono il Sannio nel 589 e lo tennero fino al 1058. Divenne necessario creare una difesa lontano dalle vie di comunicazione esposte alle scorribande Longobarde ma soprattutto perché cominciò il fenomeno delle incursioni saracene che devastarono il territorio sannita nella seconda metà del secolo IX.
Opere pubbliche: Acquedotto, prima illuminazione, primi uffici e prime vie di comunicazione.
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Pandetta del Passo della Lorda
La Pandetta era una tassa di pedaggio scolpita su due lastre di pietra calcarea di complessivi 1.90 mt per 1.60 mt, un tempo erano collocate al passaggio sul ponte del torrente Lorda, che segnava il confine a nord tra il territorio di Macchia d'Isernia con quello di Monteroduni.
Gli antefatti del pedaggio della Lorda sono i seguenti : i feudi di Macchia e Monteroduni dal 1505 erano sotto un solo feudatario che era la famiglia d'Afflitto. Nel 1564 Ludovico II° d'Afflitto vendette Macchia a Giovanni Battista Ravaschieri, dichiarando che la sua famiglia l'aveva acquistato con i passaggi annessi; a sua volta il Ravaschieri nel 1570 rivendette Macchia col passo a Luigi della Marra. In realtà i pedaggi erano due : uno al confine con Monteroduni sulla Lorda e l'altro sul fiume Cavaliere (detto Vado dei Cavalieri) tra Macchia ed Isernia. In un primo monento, quando la proprietà dei due passi era unica, il pedaggio si pagava una volta sola; al mutare della scena, ossia la proprietà dei due feudi si differenziò, si doveva pagare due volte.
Del resto in tutto il Regno si lamentavano inconvenienti del genere; per cui nel 1569, dietro pressanti richieste, il duca di Alcalà, vicerè, decise di porvi rimedio, delegandone l'incarico al tribunale della Summaria. A sua volta questo tribunale conferì pieni poteri al suo presidente Annibale Moles.
Da vari documenti depositati presso la Summaria risulta che tutti i baroni del Regno nel 1570 furono invitati ad esibire i titoli dei pedaggi che esigevano. Per la causa Macchia-
Si istituì inoltre la scafa, come servizio alternativo alla funzionalità dei ponti; ma ne rimasero aggravati i passeggeri che, oltre ai diritti del passo, dovevano pagare il traghettamento per sè e per la merce trasportata.
Per circa due secoli il passo della Lorda, che doveva collegare Macchia con Monteroduni, divenne il punto in cui si videro contrapposte le comunità, perchè il barone di Macchia riteneva che il passo era sito nel territorio di sua giurisdizione e il principe di Monteroduni dichiarava altrettanto.
Sicuramente fu questo uno dei motivi per cui si arrivò alla realizzazione di un nuovo ponte sulla Lorda, in forte ritardo.
Le dispute si ultimarono nel 1806, qundo il 2 agosto, il fratello di Napoleone, Giuseppe Bonaparte abolì il feudalesimo.
Dopo questa data non si parlerà più di pedaggio.
