La Storia di Monteroduni - Monteroduni

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Monteroduni

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Monteroduni la storia...


     


  



Lo stemma attuale del Paese

Nell'antichità il paese si estendeva all'interno delle mura di cinta,
mentre attualmente si è diffuso su tutto il territorio.
Lo stemma è formato da tre monti con sopra una stella.
Dicembre 2010:  popolazione fine periodo 2319
Dicembre 2011:  popolazione fine periodo 2293
Dicembre 2012:  popolazione fine periodo 2206
Dicembre 2013:  popolazione fine periodo 2204
Dicembre 2014:  popolazione fine periodo 2206
Dicembre 2015:  popolazione fine periodo 2264
Dicembre 2016:  popolazione fine periodo 2183
Nome Abitanti: Monterodunesi
Sindaco Attuale: Custode Russo
Numero Abitanti: 2190 abitanti 01/04/2017 - (vedi tabella ISTAT)
Densità: 61,99 abitanti/km²
Altezza s.l.m.:  447
Latitudine: 41° 31' 27''
Longitudine:  14° 10' 36''
Superficie:  37,02 Kmq.
Codice Catastale: F601
Codice Istat: 094030
Prefisso:  0865
Cap:  86075
Nazione: Italia
Regione: Molise
Provincia: Isernia (IS)
Zona: Italia Meridionale
Patrono: S. Michele Arcangelo 29 settembre
Pericolosità sismica: zona 1 (alta): PGA ³ 0,25g
Class.Climatica: zona D, 1903 GG

Origini di Monteroduni

Le origini di Monteroduni sono antichissime e certamente preromane. La scoperta nel 1881 di tombe neolitiche nella contrada 'Soccie' fortifica tale ipotesi.
Anche il fatto che il primo nucleo abitato potesse chiamarsi ROTAE non è certo. Il primo insediamento abitativo conosciuto era sito nella contrada oggi chiamata 'Paradiso' ed alcuni lo hanno fatto coincidere con il Rotae riportato nella TABULA PEUTIGERIANA (Antica carta scoperta nel 1503 che riporta itinerari della Roma imperiale, così chiamata dal nome del proprietario Corrado Peutinger). Il nome attuale di Monteroduni secondo alcuni deriverebbe quindi da rotae mentre da altri venne fatto risalire all'antico nome del Volturno: OLOTRONUS che ne attraversa il territorio. La parola Roduni deriverebbe quindi da Olotrone.
Con ogni probabilità il territorio di Monteroduni fu interessato dalle guerre tra Romani e Sanniti sia perché molte battaglie si svolsero in territorio pentro sia perché la posizione strategica, vicinissima al Matese, e la piana nella quale era situata necessariamente ne faceva un punto di passaggio per gli eserciti.
La sconfitta dei Sanniti portò all'insediamento nel territorio di Isernia e in quello circostante di colonie latine. Ma queste terre non rimasero estranee nemmeno al passaggio degli eserciti di Annibale nei loro trasferimenti tra la Puglia il Sannio e il Lazio.
Sotto l'impero romano e precisamente sotto Augusto la parte di territorio a sud del Volturno fu iscritta nella tribù Teretina mentre la parte a Nord, e quindi Rotae, alla tribù Tromentina. Il nuovo assetto territoriale portò migliorie anche nella viabilità con la costruzione della strada che collegava Venafro a Rotae, Aesernia e Boiano. Il ritrovamento di un cippo militare testimonia l'esistenza di questa arteria.
Diversi ritrovamenti di frammenti di lapidi fanno pensare che in quella zona sorgesse anche un tempio dedicato alla Dea Tempesta il cui culto può essere collegato a quello per il Dio Volturno Al quale ci si rivolgeva per evitare le devastanti inondazioni che trascinavano campi e facevano roteare selve.
Nel 456 Campo Sacco fu preda dei vandali che marciavano verso Isernia. Sotto la dominazione Longobarda dovette cominciare lo svuotamento di Campo Sacco e la creazione di un nuovo insediamento a monte dove ora sorge l'attuale abitato di Monteroduni. I Longobardi conquistarono il Sannio nel 589 e lo tennero fino al 1058. Divenne necessario creare una difesa lontano dalle vie di comunicazione esposte alle scorribande Longobarde ma soprattutto perché cominciò il fenomeno delle incursioni saracene che devastarono il territorio sannita nella seconda metà del secolo IX.



Opere pubbliche: Acquedotto, prima illuminazione, primi uffici e prime vie di comunicazione.

Nel 1193 il paese fu distrutto e rimase senza acqua per circa 800 anni e diverse abitazioni avevano pozzi e cisterne, alimentati dall'acqua piovana che veniva usata solo per le faccende domestiche, mentre per dissetarsi ci si riforniva a diverse sorgenti naturali tutt'ora esistenti (Capotrio, S. Nazzaro, La Fontana etc….). Il primo vero ed attuale acquedotto di Monteroduni venne progettato nel 1934, iniziato il 18 marzo 1935, collaudato il 12 aprile 1938 e perfettamente funzionante dal 14 settembre 1938.
Notizie certe rivelano che Monteroduni è stato il primo paese ad avere l'illuminazione. Infatti il 20 novembre 1883 il paese beneficiò del primo impianto a petrolio, e il 28 ottobre 1913 fu inaugurata la pubblica illuminazione ad energia elettrica fornita dalla centrale sita i contrada S. Nazzaro, di proprietà del principe Pignatelli, usufruendo delle acque dello stesso lago.
Venne istituito nel 1881 il primo ufficio postale a Monteroduni, mentre nel 1899 fu istituito anche un ufficio telegrafico.
La linea ferroviaria Caianello-Campobasso, comprendente anche Monteroduni e Macchia d'Isernia, fu inaugurata il 21 marzo 1894 con stazione a Spinete. In seguito venne distrutta durante la II guerra mondiale e ripristinata nel 1950 con la stazione attuale.



Pandetta del Passo della Lorda

La Pandetta era una tassa di pedaggio scolpita su due lastre di pietra calcarea di complessivi 1.90 mt per 1.60 mt, un tempo erano collocate al passaggio sul ponte del torrente Lorda, che segnava il confine a nord tra il territorio di Macchia d'Isernia con quello di Monteroduni.
Gli antefatti del pedaggio della Lorda sono i seguenti : i feudi di Macchia e Monteroduni dal 1505 erano sotto un solo feudatario che era la famiglia d'Afflitto. Nel 1564 Ludovico II° d'Afflitto vendette Macchia a Giovanni Battista Ravaschieri, dichiarando che la sua famiglia l'aveva acquistato con i passaggi annessi; a sua volta il Ravaschieri nel 1570 rivendette Macchia col passo a Luigi della Marra. In realtà i pedaggi erano due : uno al confine con Monteroduni sulla Lorda e l'altro sul fiume Cavaliere (detto Vado dei Cavalieri) tra Macchia ed Isernia. In un primo monento, quando la proprietà dei due passi era unica, il pedaggio si pagava una volta sola; al mutare della scena, ossia la proprietà dei due feudi si differenziò, si doveva pagare due volte.
Del resto in tutto il Regno si lamentavano inconvenienti del genere; per cui nel 1569, dietro pressanti richieste, il duca di Alcalà, vicerè, decise di porvi rimedio, delegandone l'incarico al tribunale della Summaria. A sua volta questo tribunale conferì pieni poteri al suo presidente Annibale Moles. Da vari documenti depositati presso la Summaria risulta che tutti i baroni del Regno nel 1570 furono invitati ad esibire i titoli dei pedaggi che esigevano.
Per la causa Macchia-Monteroduni che fu trattata nello stesso anno 1570, venne citato il Ravaschieri che giustificò documentariamente il pedaggio in uso. Contestualmente però venne imposto da Annibale Moles, Commisario della causa, che l'esazione si facesse, senza alcuna alterazione, secondo la tariffa antica che veniva ripresentata ed allegata alla sentenza. Veniva inoltre sancito che la tassa di pedaggio non poteva riscuotersi duplicatamente per la Lorda e per il Cavaliere, ma una sola volta. Frattanto la tabella delle varie tasse di pedaggio, ad evitare abusi, doveva essere esposta a vista dei passeggeri e i due ponti diruti dovevano subito essere ripristinati.
Si istituì inoltre la scafa, come servizio alternativo alla funzionalità dei ponti; ma ne rimasero aggravati i passeggeri che, oltre ai diritti del passo, dovevano pagare il traghettamento per sè e per la merce trasportata.
Per circa due secoli il passo della Lorda, che doveva collegare Macchia con Monteroduni, divenne il punto in cui si videro contrapposte le comunità, perchè il barone di Macchia riteneva che il passo era sito nel territorio di sua giurisdizione e il principe di Monteroduni dichiarava altrettanto.
Sicuramente fu questo uno dei motivi per cui si arrivò alla realizzazione di un nuovo ponte sulla Lorda, in forte ritardo.
Le dispute si ultimarono nel 1806, qundo il 2 agosto, il fratello di Napoleone, Giuseppe Bonaparte abolì il feudalesimo.
Dopo questa data non si parlerà più di pedaggio.
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