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I feudatari di Monteroduni

I feudatari di Monteroduni

 
Trascriviamo, in forma di agevole tabella, le “notizie feudali” di Monteroduni tratte da Giambattista Masciotta, Il Molise dalle origini ai nostri giorni, vol. III, Il circondario di Isernia, ristampa Editrice Lampo, Campobasso, 1984, pagg. 277-278. A questa fondamentale ricostruzione del Masciotta hanno fatto riferimento, apportando significativi approfondimenti, gli storici di Monteroduni.
LONGOBARDI
(… –1043)
Il feudo fu assegnato alla CASA COMITALE DEL MOLISE, “che la teneva come una delle maggiori piazzeforti.”
NORMANNI
(1043–1198)
SVEVI
(1194–1266)
ANGIONI
(1266–1442)
1270
Carlo I d’Angiò (1266–1282) concesse il feudo di Monteroduni a EUSTACHIO D’ARDICOURT,gentiluomo francese venuto negli  eserciti di conquista”
1279
Il re Carlo I bandì la rassegna dei titoli per tutti i feudi del reame a giustifica del legittimo possesso. Eustachio e il figlio Adamo si resero renitenti . “L’incongruenza non è agevole spiegare: certa cosa è che gli D’Ardicourt vennero privati del titolo, e questo fu devoluto al demanio”.
1281
D’EVOLI conti di Trivento, “dei quali ci sono noti solo tre titolari: Tommaso, concessionario Pietro dal 1308 – Enrico di lui figlio, dal 1319, come rilevasi dall’Aldimari. (1)
La famiglia D’Evoli alienò o perdè il feudo durante il regno di Roberto D’Angiò” (1277–1343).
1326
Anteriormente al 1326 Monteroduni passò in dominio della famiglia DE SUS.
Alla morte di PIETRO DE SUS (1326) il feudo fu assegnato al demanio
1333
Roberto D’Angiò assegnò il feudo alla REGINA SANCIA che destinò i proventi alla costruzione del monastero di Santa Chiara a Napoli  
1345
Alla morte della Regina Sancia (1345) il feudo tornò al demanio
1350
“Dopo breve giacenza” il feudo fu di nuovo assegnato ai conti di Trivento, “ed ebbe perciò le medesime signorie e gli stessi titolari che in Trivento si seguirono insino al 1460”, vale a dire le casate D’EVOLI e TRINCI (2)
ARAGONESI
(1442–1516)
1460
Il feudo fu di nuovo incamerato dal demanio (3) (4)
1464
Il feudo fu comprato da RINALDO DOCE, regio consigliere (8)

1475
Il feudo fu incamerato dalla regia corte e Ferrante I D’Aragona


quindi lo assegnò a NICCOLÒ GAETANI di Sermoneta (5) (6) (7)
Monteroduni passò in
utilità alla famiglia
D’AFFLITTO
(9) (10) (11)
1503
Ludovico (germano di Michele Conte di Trivento)  concessionario del feudo
Giambattista primogenito di Ludovico
Ludovico, menzionato nel 1561
Giambattista, in vita nel 1599
Giambattista, in vita nel 1599
Ludovico, figlio di Giambattista e Zenobia Caracciolo
Scipione, ultimo, deceduto fra il 1667 e 1668
VICE-REAME
(1516–1734)
1668
Previo apprezzo del Tavolario Pietro Apuzzo, il feudo passò infine alla famiglia PIGNATELLI
BORBONI
(1734-1861)
1806
Eversione della feudalità. Perdita del feudo da parte dei Pignatelli, che comunque conservano la proprietà del Castello e di notevoli estendimenti terrieri di origine burgensatica (non feudali).  
In Giovanni Vincenzo Ciarlanti, Memorie Historiche del Sannio, anno 1644, ristampa Arnaldo Forni Editore, sono riportate ulteriori notizie riguardo ai feudatari di Monteroduni che chiariscono e arricchiscono le sommarie informazioni del Masciotta. In particolare, per il periodo che va dal 1350 (assegnazione del feudo ai Conti di Trivento) al 1475 (concessione dello stesso feudo a Niccolò Gaetani di Sermoneta da parte di Ferrante/Ferdinando I D’Aragona).
Riguardo a tale periodo occorre tenere presente che esso risulta segnato dalle turbolente lotte per la successione al trono di Napoli fra i due rami della casa D’Angiò, cioè i D’Angiò–Durazzo e i D’Angiò–Valois, e fra queste due parti e Alfonso V D’Aragona. Altra considerazione da tener presente è che, a quei tempi, i matrimoni servivano anche per stabilire delle vere e proprie alleanze politiche finalizzate all’ampliamento dei possedimenti.
Le notizie del Ciarlanti sono, perciò, quanto mai chiarificatrici proprio perché fanno diretto riferimento a questi importanti accadimenti, durante i quali
le varie casate tenevano per l’una o per l’altra parte, e spesso due casate contrapposte rivendicavano contemporaneamente lo stesso feudo per poi ottenerne, in caso di vittoria, la concessione.
Così è stato, come si vedrà nel prosieguo, anche per il feudo di Monteroduni, e più precisamente negli anni che vanno dal 1382 (morte della regina Giovanna I D’Angiò) fino al 1442 (salita al trono di Alfonso V D’Aragona con il nome di Alfonso I), durante i quali ben quattro casate nobiliari (i D’EVOLI e i DE’ TRINCI prima nella lotta fra i D’Angiò–Durazzo e i D’Angiò–Valois), e i CALDORA e i GAETANI DI SERMONETA dopo, nella lotta fra angioni–durazziani e aragonesi) ne rivendicarono la successione nella titolarità e/o possedimento.
Per maggiore chiarezza di lettura, si riportano le notizie attinte dal Ciarlanti sotto forma di note all’elencazione del Masciotta sopra riassunta.

NOTE

(1) - Anche il Ciarlanti, a pag. 375, afferma che “Pietro D’Evoli nel 1308 era Signore di Monteroduno”:  


(2) - Dopo la parentesi della famiglia DE SUS e della REGINA SANCIA nella titolarità del feudo di Monteroduni (dal 1326 al 1350), entrambe le casate dei D’EVOLI e dei DE’ TRINCI (o DA TREZZO), a detta del Masciotta, portarono il titolo di Conti di Trivento e perciò anche di Signori di Monteroduni.
Ciò probabilmente perché l’una parteggiante per i D’Angiò–Durazzo (i De’ Trinci) e l’altra per i D’Angiò–Valois (i D’Evoli).
È da evidenziare che sia per la famiglia D’Evoli che per la famiglia De’ Trinci NON si hanno ricostruzioni genealogiche chiare e attendibili per il periodo in questione.
L’unica notizia disponibile è quella riportata dal Ciarlanti, a pag. 412:  



Vale a dire che nel 1400 era, appunto, Conte di Trivento, e quindi Signore di Monteroduni, GIOVANNI DE’ TRINCI (chiamato dallo stesso Ciarlanti “Giovannino da Trezzo”), figlio di MARIA D’EVOLI, e che quest’ultima aveva portato in dote il feudo di Trivento, e quello di Monteroduni, ai De’ Trinci.
Giovanni De’ Trinci morì nel 1411, e della omonima casata non viene fatta più menzione quale titolare dei feudi.
Il Masciotta, questa volta in Il Molise dalle origini ai nostri giorni, vol. II, Il circondario di Campobasso, pag. 386, riporta la seguente ulteriore importante, informazione:

Non si conosce l’anno esatto dell’assegnazione del feudo a Francesco D’Evoli fatta da Re Ladislao D’Angiò–Durazzo (che regnò dal 1386 al 1413). si può solo ipotizzare il 1411, o 1412, o 1413, considerato che Giovanni De’ Trinci morì nel 1411 e Re Ladislao regnò fino al 1413,
Rimane invece accertato che, dopo la parentesi della famiglia DE SUS e della REGINA SANCIA (parentesi durata dal 1326 al 1350), la titolarità piena del feudo di Monteroduni tornò alla casata dei D’Evoli.

(4) - Il Ciarlanti, relativamente agli anni successivi all’assegnazione del feudo a Francesco D’Evoli, a pag. 375, riporta:




e cioè, i D’Evoli “possederono Trivento per gran tempo finché poscia dalla Contessa Medea D’Evoli fu portato a casa Caldora”.
In effetti, MEDEA D’EVOLI (*1370, +1439) nipote, come si dirà nella nota 5, di Francesco D’Evoli, al quale re Ladislao D’Angiò-Durazzo concesse il feudo nel 1411/1412/1413, sposò in quegli stessi anni il grande condottiero GIACOMO CALDORA, fra i maggiori capitani di ventura del suo tempo, titolare di ampi feudi in Abruzzo (Borrello, Rosello, Civitaluparella, Pizzoferrato, Quadri, Pilo, Castel del Giudice, Colledimezzo, Agnone, Vasto, Lama, Pacentro, Lettopalena, Taranta, Montelapiano, Monteodorisio, Scanno, ecc.), e, stando alla ricostruzione del Masciotta, portò a questi in dote, unitamente al feudo di Trivento, anche il feudo di Monteroduni.
Giacomo Caldora (*1369, +1439), che nelle lotte per la successione al trono di Napoli ugualmente teneva per i D’Angiò–Durazzo, morì nel 1439.
Il figlio ANTONIO CALDORA, erede del feudo di Monteroduni, fu poi definitivamente sconfitto da Alfonso D’Aragona nella battaglia di Sessano del 1442, e di conseguenza i Caldora furono privati di tutte le loro prerogative feudali e amministrative, tra le quali anche i feudi di Trivento e di Monteroduni, che perciò, come afferma il Masciotta, passarono al Demanio.

(5) - Sempre lo stesso Ciarlanti, poi, a pag. 414, riporta anche:

 


Vale a dire che un’altra D’Evoli, precisamente ROGASIA, O ROSATA, D’EVOLI, sposò (probabilmente negli ultimi anni del XIV secolo, e prima che il feudo fosse assegnato a Francesco D’Evoli) in seconde nozze GIACOMELLO GAETANI DI SERMONETA, figlio primogenito di Giacomo Gaetani, Conte di Fondi e Signore di Sermoneta e Piedimonte Matese, e portò a questi in dote il feudo di Monteroduni.
NON è dato sapere con certezza quale fosse il rapporto di parentela tra Medea D’Evoli, che sposò Giacomo Caldora, e Rogasia D’Evoli, che invece sposò Iacopello Gaetani, e né l’anno del matrimonio fra Medea e Iacopello. Dalla consultazione di http://www.genmarenostrum.com/pagine-lettere/letterad/devoli.htm risulta che Medea D’Evoli fosse la nipote (e non la figlia, come riporta il Masciotta) di quel Francesco D’Evoli investito da re Ladislao, come detto alla nota 3, del feudo di Trivento, cioè fosse la figlia di Nicola D’Evoli, primogenito di Francesco. Risulta pure che Rogasia D’Evoli, invece, fosse la figlia di un non meglio identificato Pietro D’evoli (forse anch’egli figlio di Francesco, e pertanto Medea e Rogasia sarebbero state cugine).
Nelle lotte per la successione al trono di Napoli, come è noto, ebbero la meglio gli aragonesi, e la casata dei Gaetani di Sermoneta, che in tali lotte tenne per gli aragonesi, rimase unica titolare del feudo di Monteroduni.

(6) - Sconfitti anche i Caldora, come abbiamo detto alla nota 5, gli aragonesi prevalsero definitivamente sugli  angioni, e nel 1442 Alfonso V D’Aragona salì al trono di Napoli con il nome di Alfonso I.
Il feudo di Monteroduni, come abbiamo visto alla precedente nota, passò così ai Gaetani di Sermoneta. Precisamente a IACOPELLO GAETANI DI SERMONETA che aveva sposato Rogasia, o Rosata, D’Evoli.
A questo proposito il Ciarlanti, a pag. 469 e 470, afferma:



Vale a dire:
  • le terre di Monteroduno” furono “per molti anni” possedute dai Gaetani di Sermoneta, salvo la breve parentesi del “dominio” di “GIO. PAOLO DEL DOCE” (originario di Amalfi), regio consigliere, e “nel 1468 n’era Signore Nicola Gaetano”;
  • i Gaetani di Sermoneta ancora possedevano tali terre nel 1499;
  • successivamente la stessa famiglia Gaetani di Sermoneta ne fu privata “per le molte riuolutioni di quei tempi”.

(7) - Don Antonio Mattei in Memorie storiche di Monteroduni, pagg. 21 e 22, riporta gli estremi dell’atto con il quale il re Ferrante (o Ferdinando) I D’Aragona, succeduto ad Alfonso, il 1° maggio 1475, concesse il feudo di Monteroduni, con Macchia e Montaquila, a  NICCOLÒ GAETANI (detto COLA).
Tale atto è conservato presso l’Archivio di Stato di Napoli in: “Cedolari”, vol. 14, pag. 528.
Una curiosità: il Ciarlanti dice che non si sa “per quale accidente” “Gio. Paolo Del Doce” comprò il feudo durante la titolarità dei Gaetani di Sermoneta.

(8) - A questo riguardo si nota che Rinaldo Doce (il Ciarlanti lo chiama Gio. Paolo Del Doce), regio consigliere, apparteneva al patriziato amalfitano, e come pure era originaria di Amalfi la famiglia D’Afflitto, che subentrò nella titolarità del feudo. Ciò, può darsi, non fu una semplice coincidenza, e, se così fosse, spiegherebbe invece “l’accidente” ignorato dal Ciarlanti.

(9) - Dopo i Gaetani di Sermoneta il feudo, nel 1503, fu acquistato dai D’Afflitto (importante famiglia originaria di Amalfi). In particolare, a LUDOVICO D’AFFLITTO passò il feudo di Monteroduni, e a Michele D’Afflitto, germano di Ludovico, passò invece quello di Trivento.
L’atto di acquisto fu poi confermato dal re Ferdinando II D’Aragona nel 1505.

(10) - Il Masciotta, in Il Molise dalle origini ai nostri giorni, vol. II, Il circondario di Campobasso, a pag. 390, riporta l’ulteriore notizia:


Vale a dire che, dopo la sconfitta di Antonio Caldora, “la contea di Trivento” fu comprata nel 1465 da Luigi Galzerano De Requesens, un capitano catalano venuto al servizio degli aragonesi.
Con riferimento alla narrazione del Ciarlanti, si è invece visto nelle note 4, 5 e 6, che il feudo di Monteroduni fu comprato nel 1464 da Rinaldo Del Doce, e dal 1468 passò a Cola Gaetani di Sermoneta, il quale lo ottenne definitivamente con Atto del re Ferrante D’Aragona, atto oggi conservato presso l’Archivio di stato di Napoli (nota 7), e, come dice il Ciarlanti, i Gaetani “ancora lo possedeuano nel 1499”.
Sempre il Masciotta, a pag. 390, riporta pure la seguente notizia:



che contraddice quella riportata nella “scheda” di Monteroduni (Il Molise dalle origini ai nostri giorni, vol. III, Il circondario di Isernia), della quale è stata fatta la sintesi alla prima pagina.
Questa evidente contraddizione tra quanto riportato nelle “notizie feudali” di Monteroduni e di Trivento dallo stesso Masciotta genera un forte dubbio sul fatto che Luigi Galzerano De Requesens abbia effettivamente acquistato il feudo di Monteroduni.
In considerazione di ciò e attenendoci alla Narrazione del Ciarlanti, che mai nomina il De Requesens quale signore del feudo di Monteroduni, si è portati a ritenere che lo stesso Galzerano De Requesens ebbe assegnato il solo feudo di Trivento e NON anche il feudo di Monteroduni.

(11) - Don Antonio Mattei, in “Memorie storiche di Monteroduni”, 1994, pag. 67, riporta l’Atto di immissione nel feudo di Monteroduni e Macchia del 1505 di re Ferdinando II D’Aragona a favore di Ludovico D’Afflitto, che aveva comprato lo stesso feudo nel 1503.
In tale Atto è citato BERARDINO (o BERNADINO) SANTO MARZANO quale precedente possessore. In particolare, vi è detto: “Il Re ha concesso (a Ludovico D’Afflitto) "il feudo, come quello have tenuto Berardino Santo Marzano, per la morte del quale senza eredi sono state devolute ad regiam Curiam”.
È da notare che né il Ciarlanti né il Masciotta fanno menzione di Berardino Santo Marzano quale titolare del feudo.
Ad integrazione del quadro riportato in prima pagina, tratto dal Masciotta, e dopo le notizia attinte dal Ciarlanti, le successioni feudali a Monteroduni per il periodo che dal 1350 al 1505 (anno di acquisto del feudo da parte della famiglia D’Afflitto) possono essere così sintetizzate:


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