Sorgenti di montagna nella piana di Monteroduni - Monteroduni

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SORGENTI DI MONTAGNA NELLA PIANA DI MONTERODUNI

 

 

Trattandosi di una formazione carsica l’acqua che penetra nel Matese ha le sue scaturigini nella pianura sottostante. Qui il Ministero dell’Agricoltura ha individuato un Paesaggio Rurale Storico denominato Le Sorgenti di Monteroduni.


È inserito nel catalogo dei Paesaggi Rurali Storici voluto dal Ministero dell’Agricoltura anche il paesaggio delle Sorgenti di Monteroduni. Non è un riconoscimento da poco se si tiene conto che il volume dedicato a questa ricerca, il quale è stato edito da Laterza nel 2010, ha l’onore di avere la Prefazione firmata dal Presidente della Repubblica. Si tratta di un’area limitata del territorio di questo comune e, del resto, l’obiettivo del censimento era quello di rilevare ambiti la cui estensione minima è di 500 ettari e quella massima di 2.000, proprio quella delle Sorgenti di Monteroduni; i valori indicati sono stati stabiliti per poter ricomprendere tanto delle proprietà agricole unitarie, del tipo di quelle connotate dalla mezzadria e dei possedimenti latifondistici, quanto zone contraddistinte da una complementarietà delle coltivazioni. È quest’ultimo il caso del centro matesino che rappresenta un esempio interessante di coltura mista, con una varietà, cioè, di usi del suolo agrario. Va aggiunto un altro aspetto che rende significativo questo comprensorio rurale della provincia di Isernia il quale è che siamo di fronte ad un mosaico di piccoli appezzamenti, ognuno appartenente ad un contadino diverso e, nonostante ciò, gestiti in maniera coordinata al fine di sfruttare al meglio le risorse idriche disponibili per l’irrigazione.

Precisazione doverosa per quanto riguarda il perimetro del contesto paesaggistico delle Sorgenti è che esso non coincide con un agro in cui i campi siano confinanti tra loro, includendo superfici non contigue: la sorgente di il Campo La Fontana sta discosta, seppure non lontana, dal raggruppamento principale delle Sorgenti. Ad ogni modo tutte le scaturigini si trovano nella fascia pianeggiante e, del resto, non sarebbe potuto essere altrimenti in quanto il Matese, rilievo montuoso dove è collocato Monteroduni, è caratterizzato dal carsismo, fenomeno cui si associa l’esistenza di gruppi sorgentizi, più o meno numerosi, a valle; in termini differenti,  l’acqua che penetra nelle cavità sotterranee della montagna sbocca ai suoi piedi. Siamo, dunque, in pianura la quale non è peraltro una distesa piatta, bensì con lievi oscillazioni che vanno dai 200 ai 150 metri di quota. Tutti i rivi attraverso ramificazioni defluiscono verso il Volturno con l’eccezione del fosso S. Nicola le cui acque ad un certo momento, nei pressi della località S. Eusanio, si disperdono. Tra le sorgenti ve ne sono alcune più copiose ed esse sono S. Nazzaro, Caprionero, Capotrio e Lagnozzo.

Si è detto di rii, ma, in effetti, spesso si tratta di canali che possono essere rettificazioni di corsi d’acqua naturale o canalizzazioni, appunto. Parlare di canali potrebbe far intendere che vi sia stata un’alterazione dei caratteri naturali la quale, invece, non si è avuta ed, anzi, essi sono ormai diventati parte integrante del sistema ambientale. Ben altro effetto sull’ecosistema locale lo avrebbe provocato la realizzazione di quelle condotte irrigue, sia se canalette in cemento sia se tubazioni di ghisa, previste in un progetto di qualche tempo fa, non attuato (per fortuna) a causa della spesa elevata. L’irrigazione viene a formare una maglia (di adduzione e di scolo) composta di aste primarie e secondarie, delle quali le prime sono pubbliche, o meglio municipali, mentre le seconde sono «padronali», come si usa dire qui. Un sistema ancora ben visibile in quanto i canali sono intatti, nonostante che essi risalgano ad oltre un secolo fa. A tale proposito è da ricordare ch risale al 1911 il «Regolamento per l’irrigazione dei campi» approvato dal Comune,

nel quale vengono ufficializzate consuetudini più antiche; si precisa che questo atto amministrativo ha una validità generale, cioè riguarda l’intero territorio comunale, anche se ha significato esclusivamente per l’areale delle Sorgenti. Non stiamo discutendo, è evidente, di un tema di ingegneria idraulica, bensì di un’infrastruttura tradizionale a servizio dell’agricoltura. Tra i prodotti della terra molto rinomata è una specialità di pesche, che insieme a varie altre piante da frutta, agli ortaggi e alle produzioni granarie e foraggere, nella consueta alternanza, beneficiano della risorsa idrica. La possibilità di irrigare influisce sul comparto agricolo e, nello stesso tempo, sull’immagine dei luoghi per la capillare distribuzione dei canali, resa maggiormente fitta dalla estrema frammentazione delle proprietà terriere, delle quali essi costituiscono l’elemento di separazione. L’acqua serve per i campi e per le forniture potabili alle quali è preposto l’acquedotto rurale alimentato dalla sorgente Capotrio posta proprio alla base del colle che ospita l’abitato di Monteroduni (quando è in secca si utilizza un pozzo artesiano); la storia delle strutture acquedottistiche qui è antica come dimostrano il rinvenimento di tracce di acquedotto romano esplorato da un gruppo di speleologi molisani i quali, in specifico Massimo Mancini e Giovanna Battista, hanno effettuato riprese fotografiche nell’interno del condotto. Del resto, nell’epoca dell’impero di Roma cui si riferisce la Tabula Pentingeriana vi era nell’intorno un sito di notevole valenza quale punto di passaggio denominato Ad Rotas. Nel medioevo ad esso dovette sovrapporsi, come di norma succedeva, un insediamento monastico, oggetto di ricerche da parte di studiosi diretti dalla professoressa Ermini Pani della Scuola di Specializzazione in Archeologia Medievale della capitale.

L’ampia disponibilità idrica ha contribuito allo sviluppo delle attività agricole e del popolamento umano della piana, situazione morfologica che non incentiva la presenza antropica per gli impaludamenti, e pure ha consentito la creazione di una centrale idroelettrica. Si tratta di quella costruita presso la sorgente già citata di S. Nazzaro la cui gora è diventata ultimamente un laghetto di pesca sportiva, oggi sospesa, particolarmente bello così come è affascinante l’edificio della centrale, un esempio di archeologia industriale. È una proprietà del principe Pignatelli, il quale ha anche lo splendido castello, promotore di numerose iniziative che hanno riguardato l’area delle Sorgenti tra le quali vi è l’oleificio. Quest’ultimo insieme alla cantina prima sociale, poi della ditta Valerio attestano il valore di questa campagna.

Francesco Manfredi-Selvaggi

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