La Trovaglia di Monteroduni - Monteroduni

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DIE TUN DE VON MONTE RODUNI cioè LA TROVAGLIA DI MONTERODUNI

PREFAZIONE

Non  poche delle notizie da noi pubblicate nella presente rassegna, ci  furono cortesemente fornite dal compianto e caro nostro concittadino  Dottor Tommaso Scarduzio. Il dotto Magistrato nel darcele, riponendo in  noi fiducia, che traeva origine dalla fraterna amicizia che lo legava al  nostro caro fratello Giuseppe, morto circa mezzo secolo fa, ci pregò di  operare più attente e minuziose ricerche e farne di poi oggetto di  pubblicazione.
Noi  abbiamo seguito il consiglio del preclaro nostro concittadino e attinte  più ampie e precise notizie in vari luoghi, ma più precisamente presso  la biblioteca Nazionale di Firenze abbiamo colmato diverse lacune e  siamo riusciti a portare a termine il la voro e darlo alla stampa.
Non  vi è dubbio che le notizie saranno gradite da tutti, ma, da coloro che  hanno avuto i natali in Monteroduni e che sono attaccati al nostro  ridente paesino con tutto l'animo e con tutto il cuore, il nostro lavoro  sarà accolto con vero e sincero compiacimento. Tutti ringraziamo se ci  verranno incontro nell'acquistare e divulgare il presente opuscoletto. Ci congediamo da loro dicendo: quelli che non sanno apprendano, quelli che sanno amino ricordare.
"lndocti discant et ament meminisse periti".
L' Autore


DIE TUN DE VON MONTE RODUNI cioè LA TROVAGLIA DI MONTERODUNI
A  circa 5 Km. da Monteroduni, seguendo la linea ferroviaria Monteroduni  S. Eusanio - Isernia, a poche centinaia di metri prima di giungere alla  vecchia stazione Monteroduni -  Macchia, a sinistra, si nota un piccolo lago, abbondante di squisite  anguille, formato dalle acque della sorgente San Lazzaro. Questo corso  di acqua, che si insinua in curve tortuose tra due colline in cui  abbondano ubertosi vigneti, rende fertilissimi tutti i terreni situati  sulle due sponde. Al  guado San Nicola le acque seguono due corsi diversi: quelle ad  occidente raggiungono i terreni della contrada "PARADISO"; quelle a Sud  Ovest vanno ad irrigare i terreni della contrada " CAMPOSACCO".  Camposacco fu così nomato perchè, ai tempi della antica città romana  "Rotae", in quel loco vi possedeva una villa un signore che aveva questo  nome.
Non  vi sono notizie storiche da cui si possa far derivare il nome Paradiso,  dato a quella zona di terreni, irrigati dal corso occidentale delle  acque di San Lazzaro, partenti dal guado San Nicola. Il  nome imposto alla contrada Paradiso non possiamo non ammettere che fu  derivato dalla delizia che desta la vista di tutta quella fertile zona.

Chiunque  passava per quell' unica via, scendendo da Isernia per raggiungere la  Campania o dirottare verso le Tre Torri alla volta di Roma, era  invogliato a fermarsi per gustare tutta la bellezza che la natura ivi  aveva abbondantemente accumulata. Quell'unica via i inoltrava nel modo  tracciato dall'Attlas Antiquus di Heinrichkieperts Edizione Dietrich Reimer - Berlino Tav. VIII.
Molti  propendono ad affermare che, per mettere in condizioni di non  affrontare troppi disagi chi viaggiava per affari o per diletto, per  scopi scientifici per commercio alla località Paradiso fossero sorte  alcune taverne, che poi in seguito si trasformarono in vere e proprie  costruzioni per abitazione. Queste  ultime andarono sempre più ampliandosi, tanto da far propendere la  maggior parte degli studiosi che hanno rinvenuto precise indicazioni e  anche noi che modestamente abbiamo qualche merito per tali ricerche, a  credere che in cotesto modo ebbe origine la città romana ROTAE. Infatti  troviamo, nella già menzionata Attlas Antiquus alla tav. VII, la  seguente annotazione: Litteris subtilis scripta sunt nomina locorum  romana addita.

La  nostra affermazione che tale potrebbe essere I'origine di Rotae, se è  scaturita dal rinvenimento di precise indicazioni come sopra riportate,  non è certamente convalidata da precise notizie storiche e perciò  potrebbe sembrare arrischiata e audace.
Viceversa  però di una cosa siamo certi, ed è che la romana ROTAE sorse  precisamente nel sito del tenimento di Monteroduni denominato PARADISO.
E  che la nostra sia affermazione sicura è dimostrato da fatti opinabili  controllati ed accertati. Infatti nella località Paradiso, nel corso di  alcuni livellamenti fatti per rendere irrigabili i terreni, che  formavano un complesso sovrastante di circa tre metri le acque di San  Lazzaro, sono state rinvenute monete antiche, frammenti di lapidi e una  colonna di marmo scuro, che oggi costituisce, con adattamenti ed  ornamenti artistici, il monumento ai Caduti di Capriati al Volturno,  comune in provincia di Caserta, distante circa 15 Km. da Monteroduni.

Notizie  di livellamento se ne hanno soltanto due. Il primo rimonta al 1843 e il  livellamento comprendeva la estensione di circa diecimila metri  quadrati di terreni, di proprietà dell'Arciprete del tempo Dott. Don  Domenico Scarduzio. Il secondo livellamento, per una estensione presso  che eguale al precedente, avvenne nel primo decennio del secolo  corrente, su iniziativa dei diversi possessori di terreni del loco.
Il  numismatico tedesco Julius Freidlinder scrisse Die Mùnze der Vandelen   Lipsia - Wignard 1849, in cui per un intero paragrafo, da pag. 42 a  pag. 46 ci riferisce della DIE TUN DE VON MONTE RODUNI cioè e LA TROVAGLIA DI MONTERODUNI.
La  Trovaglia può attribuirsi al primo livellamento di terreno della  contrada Paradiso perchè dello stesso anno 1843, in cui, peraltro, per  tutto il territorio menzionato non vi furono altri scavi, di nessun  genere.

È  per noi motivo di piacere e di orgoglio il rendere consapevoli i nostri  concittadini tutti, ma in particolar modo i colti professionisti di cui  Monteroduni abbonda in modo eccezionale, della consistenza della  Travaglia di Monteroduni, della quale ho tradotto il paragrafo  dedicatole dal Julius f reidlinder nel suo testo.
Questo  appassionato cultore di numismatica, operoso, eccezionale, sommo  maestro di clinica chirurgica, riuscì a rintracciare, previe non poche  ne facili ricerche nella biblioteca Nazionale di Firenze, l’unica copia  che pare ci sia da noi, della Die Mùnze der Vandelen.  L'autore di questa, unica copia rintracciata narra: Nel viaggio da me  fatto attraverso le provincie del Reame di Napoli nell’anno 1846, vidi  in Isernia presso l'arciprete Vincenzo Piccoli, una quantità di circa un  migliaio di monete di bronzo di piccolissime dimensioni, che erano  state trovate nel 1843 racchiuse in un vaso di terracotta presso  Monteroduni, paese che dista (pedestre, nodo) due ore da Isernia.

Per  quale ragione fu raccolto e racchiuso in un vaso questo strano tesoro,  costituito solo di monete di bronzo, così piccole, che potevano solo  avere corso come monete divisionali, non può stabilirsi, ma esso è  importante perchè contiene un non piccolo numero di monete inedite.  Oltre a 2 o 3 pezzi dei primi successori di Costantino il Grande vi è un  gran numero di monete di  bronzo di piccolo modulo di maggior parte ostrogote, specialmente di  Baduele. Una parte di tipi non erano riconoscibili a causa della  ruggine.

Da  quelli riconoscibili scelsi i migliori esemplari di ogni specie,  riunendo così 63 pezzi, che si trovano ora nella raccolta reale. Di  quei pezzi I' autore ne attribuisce 30 agli Imperatori di Bisanzio  Anastasio e Giustiniano; 20 ai Re Ostrogoti Teodorico, Atalarico,  Teodato e Baduele;
4  al Re Vandalo Ge1in1ero, dandone di tutti la precisa descrizione e dei 9  che egli ritiene inediti ne assegna 6 a Giustiniano e gli altri 3 a  Teodoro, Gelimero e ad un ignoto. Il freidlinder ne fa la descrizione  del dritto e del rovescio di ciascun esemplare:
a) Diritto: nian-busto dell'Imperatore Giustiniano diademato volto a destra; Rovescio: monogramma dello stesso in corona.
b) Diritto: · nus-busto come: innanzi; Rovescio: altro monogramma in corona.
c) Diritto: nian-busto come innanzi; Rovescio: monogramma di altro tipo.
L' autore crede che il tesoro venne sepolto intorno al 550 dopo Cristo, durante la guerra gotica nel meridionale d' Italia.

CONCLUSIONE
Noi  che pubblichiamo queste notizie, pur avendo fatto minuziose ricerche,  soggiornando per vari giorni a Napoli, a Campobasso e a Firenze, non  siamo riusciti a conoscere in quale raccolta reale vennero depositate e  dove si trovino attualmente le 63 monete di cui innanzi. Se  tra coloro che ci faranno l'onore di acquistare e leggere questa  rassegna, vi è chi lo sappia, gli saremo grati se vorrà informarcene. In  tal caso andremo nel luogo  indicatoci e, se ci sarà consentito, eseguiremo copia fotografica delle  63 monete per riprodurle tutte insieme su pergamena, con la  intestazione:
DIE TUN DE VON MONTE RODUNI cioè LA TROVAGLIA DI MONTERODUNI

Per  la divulgazione ne faremo eseguire riproduzione fotografica in diverse  centinaia di copie, dopo di che la pergamena la depositeremo sul  Municipio di Monteroduni. Ci  auguriamo che la nostra preghiera trovi esaudimento e ringraziamo sin  da ora Io studioso che ci vorrà dare la indicazione esatta della  raccolta reale presso cui si trovano depositate le 63 monete facenti  parte della

TROVAGLIA DI MONTERODUNI.

Anno 1968   MOSÈ FERRETTI
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