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MONTERODUNI TRA ANTICHITÀ SAPORI E CULTURA
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Museo Antropologico Delle Eredità

MADE IN MONTERODUNI


Dove gli oggetti raccontano la vita

Logo Museo Antropologico delle Eredità, Monteroduni, Molise
Introduzione
Il Museo Antropologico delle Eredità (MADE) nasce per custodire e valorizzare la memoria materiale delle comunità rurali. Attraverso strumenti, utensili, oggetti domestici e testimonianze del lavoro contadino e artigiano, il museo offre un viaggio immersivo nella cultura del fare, del costruire e del tramandare.
Le collezioni esposte non sono semplici oggetti: sono frammenti di vita, storie di mani che hanno lavorato la terra, il legno, il ferro. Sono eredità che parlano di identità, resilienza e ingegno.

Le collezioni principali
Strumenti dell’agricoltura tradizionale
Le pareti ricche di falci, falcetti, zappe, seghe e attrezzi per la lavorazione dei campi mostrano l’evoluzione del lavoro agricolo. Ogni utensile testimonia un sapere antico, fatto di gesti precisi e conoscenze tramandate di generazione in generazione.
Artigianato del legno
Seghe ad arco, pialle, scalpelli, lime e strumenti da falegname raccontano il mondo dei maestri del legno. Qui si riscopre la manualità che ha costruito case, arredi, utensili e strumenti di lavoro.
Ferri del fabbro
Le incudini, le morse, i martelli e le pinze mostrano la forza creativa del fabbro, figura centrale nelle comunità rurali. Il metallo prendeva forma grazie al fuoco e alla perizia, dando vita a strumenti indispensabili per la vita quotidiana.
Il mestiere del calzolaio
La sezione dedicata al calzolaio mette in luce un mestiere fondamentale nella vita quotidiana delle comunità rurali. Forme in legno, martelli leggeri, lesine, aghi, spaghi cerati, suole e strumenti per la riparazione delle calzature mostrano un’arte paziente e precisa. Il calzolaio non era solo un artigiano: era un custode del benessere delle persone, perché un buon paio di scarpe significava lavoro, cammino, protezione. Questa collezione restituisce dignità a un sapere antico, fatto di cura del dettaglio e di profonda conoscenza dei materiali.
Oggetti della vita domestica
Cesti intrecciati, setacci, contenitori in rame, utensili da cucina e attrezzi per la trasformazione dei prodotti agricoli raccontano la dimensione domestica, fatta di cura, ingegno e autosufficienza.
Un museo che parla di persone
Il museo non espone solo oggetti, ma storie. Ogni strumento è legato a un mestiere, a un volto, a una comunità. L’allestimento permette di comprendere come la vita rurale fosse un sistema complesso, fatto di relazioni, saperi condivisi e un profondo legame con la terra.

Obiettivi culturali
  • Preservare il patrimonio materiale e immateriale delle comunità rurali.
  • Educare le nuove generazioni al valore del lavoro manuale e della memoria storica.
  • Collegare passato e futuro attraverso un percorso che mostra l’evoluzione delle tecniche e degli strumenti.
  • Valorizzare l’identità locale come parte di un patrimonio universale.

Un ponte tra passato e futuro
Il Museo Antropologico delle Eredità è un luogo di conoscenza, ma anche di emozione. Qui il passato non è nostalgia, ma consapevolezza: un invito a riconoscere il valore delle radici per costruire un futuro più consapevole.

Principale artefice della raccolta che lo compone
Antonio Bertone un collezionista estremo e principale artefice della raccolta che lo compone. La sua attività nasce dal piacere di scoprire piccoli tesori, conservarli e inserirli in un nuovo ordine che restituisce valore storico e culturale agli oggetti.
Bertone incarna l’idea del collezionista descritta da Baudrillard: una persona che si identifica profondamente con la propria collezione. È definito “estremo” perché combatte l’oblio imposto dal mercato e dal consumo, trasformando la sua raccolta in un risarcimento simbolico per le vite anonime che hanno usato quegli oggetti.
Nel suo lavoro non c’è nostalgia fine a sé stessa: prevalgono studio, ricerca e un’organizzazione attenta, ricca di significati simbolici. La sua collezione diventa così un ponte tra passato e futuro, capace di raccontare la storia dell’agricoltura, dell’economia e della società oltre i confini locali.
Il Museo che nasce dal suo impegno entra a pieno titolo tra i luoghi di formazione del sapere.
Il territorio
Le radici profonde di un luogo antico
La storia di Monteroduni è una storia lunga, lunghissima. È la storia delle prime comunità che scheggiavano la pietra con la tecnica Levallois, delle ville romane affacciate sul Volturno, dei mosaici che ancora brillano sotto la terra, delle epigrafi che parlano di divinità, di culti, di uomini e donne vissuti duemila anni fa.
È una storia che non si limita ai libri: qui la si incontra davvero. In un cippo miliario, in un bassorilievo che racconta il ratto di Europa, nei resti di un acquedotto scavato nella roccia. Ogni reperto è un frammento di un racconto che continua a espandersi, come se il territorio stesso avesse ancora molto da dire.
L’acqua, anima del paesaggio
A Monteroduni l’acqua non è solo una risorsa: è un "personaggio". Scorre, ribolle, scompare nella roccia e riemerge più avanti, alimenta mulini, pascoli, campi. Ha modellato il paesaggio e la vita delle persone, ha dato lavoro, energia, sostentamento.
Le sorgenti, le fontane, gli abbeveratoi raccontano un rapporto antico e sapiente con la natura. E poi ci sono le opere dell’ingegno umano: l’acquedotto romano, i canali, i mulini ormai scomparsi ma ancora vivi nella memoria del territorio.
Nel museo, l’acqua diventa una guida silenziosa: accompagna il visitatore attraverso secoli di storia, mostrando come la vita sia sempre scorsa insieme a lei.


Costo visita:
  • Bambini fino a 7 anni di età: gratuito;
  • Singolo visitatore: € 2,00;
  • Scuole: € 2,00;
  • Durata della visita: circa 25 minuti
Si ringraziano per le foto:
Pasquale Guglielmi, Dorindo De Giacomo, Marco Lombardi, Vincenzo Foglietta, Pasquale De Giacomo, Michelina Foglietta, Carlo Lombardi, Giovanni Mancini, Domenico Scioli

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